Cambridge Analytica: non era fantascienza, era uso scorretto dei dati.
Su questo caso si è detto di tutto, spesso anche male.
Non c’era un “virus magico” che spiava tutti da solo. Il punto era un altro: dati raccolti tramite app e quiz, permessi concessi con troppa leggerezza e informazioni poi usate per profilazione e messaggi mirati.
La lezione è ancora attuale:
quando dai accesso a un’app, a un quiz o a un social, non stai cliccando soltanto “ok”. Stai aprendo una porta ai tuoi dati.
E i dati, online, valgono molto più di quanto tanti pensano.
Prima di autorizzare un’app o collegare un account, fermati un attimo.
Perché a volte il problema non è quello che pubblichi.
È quello che lasci raccogliere.